Facebook è veramente un social network per ‘vecchi’?

Da qualche anno, si tende a considerare Facebook un social network per vecchi e l’acquisizione di Instagram (e di Whatsapp) sembrerebbe in qualche modo suggerire una base di verità dietro questa idea.

Da utente ormai senior (vecchio) di questa piattaforma, entrato quando ancora si invitavano via e-mail le persone ad iscriversi, ho sentito il bisogno di fare un piccolo esperimento (parolone) per togliermi, o almeno per farmi una idea su come togliermi, questo dubbio atroce.

Purtroppo, dato il periodo storico in cui ci troviamo, in cui si tende a strumentalizzare di tutto, devo precisare che quella che segue è la descrizione di un piccolo esperimento (abuso del termine, forse dovrei scrivere survey indiretto) fatto in casa senza pretese di validità statistica o scientifica. Per questo genere di cose è necessario fare riferimento ad aziende del settore. Magari Cambridge Analitica va più che bene.

Il setup

Per circa 90 giorni, ho creato micro-campagne (sponsorizzate, sperperando… purtroppo) globali e generiche.

La durata di ogni micro-campagna è stata impostata a 2 giorni per i fatti di cronaca (ho assunto che l’interesse per un argomento di cronaca durasse al più 48 ore a meno che non fosse uscito un nuovo articolo riguardante il fatto stesso) e a 1 giorno per i trend rilevati tramite hashtag (poiché i trend vengono rilevati con algoritmi di stream profiling, una volta sparito dalla lista dei trend ho ritenuto un argomento non più di interesse).

Le campagne sono state create omettendo qualsiasi filtro relativo alla targetizzazione, ad eccezione dell’argomento di interesse. Sono stati creati post in Inglese, Italiano, Spagnolo e Francese. Per ovvi motivi di ignoranza riguardo Spagnolo e Inglese è stato usato uno strumento di traduzione automatica per tradurre il contenuto.

Le campagne sono state configurate per essere mostrare solo su Facebook e non su Instagram o altri canali collegabili.

Gli argomenti che sono stati usati per determinare gli utenti target sono stati prelevati da cronaca quotidiana oppure da argomenti entrati nei trend (gli argomenti di cui si parlava di più in quel determinato giorno o intervallo temporale).

Spesso ho usato i trend di Twitter come base iniziale in quanto strumento di qualità per capire “cosa stesse accadendo in quel determinato momento ovvero quando la campagna veniva creata”.

I risultati

Purtroppo, dati i costi di sponsorizzazione e dato che sono stati usati fondi personali non è stato possibile spingere molto le view. Ogni mese sono stati raggiunti circa 15.000 utenti sparsi in vari stati. In totale la popolazione analizzata conta circa 55.000 utenti univoci.

La figura successiva mostra uno screenshot del report generato da Facebook Business.

Utenti mensili raggiunti dalle campagne.

Alla fine del periodo di acquisizione (18 Ottobre 2020) è stato scaricato il report demografico e, mio malgrado, mi sono ritrovato di fronte l’ardua sentenza (o meglio un’immagine che sembra suggerire l’ardua sentenza).

La forma a campana (gaussiana) suggerisce anche la presenza di uno zoccolo duro relativo alla generazione immediatamente precedente e successiva. I giovani sembrano al momento non essere su Facebook ma da qualche altra parte.

I risultati relativi all’analisi demografica degli utenti raggiunti dalle campagne sponsorizzate.

Purtroppo, data la dimensione ninima della popolazione analizzata, al momento non è possibile trarre conclusioni basandosi su fondamenta solide. Tuttavia, sembra che chi ha visto Facebook nascere, sia ancora lì a gironzolare.

Sarebbe interessante poterne sapere di più, ma studi del genere richiedono investimenti economici non sostenibili da un singolo utente per mera curiosità.

Al momento, mi sentirei di dire che Facebook è un social network “Mature” e non un social per “Vecchi” .

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